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Giappone e tecnologia sostenibile

Il progresso tecnologico giapponese viaggia a gonfie vele ormai da almeno tre decenni, ma negli ultimi anni qualcosa sembra essere cambiato nella programmazione del paese del Sol Levante.

C’è infatti stata una repentina svolta verso uno sviluppo green e sostenibile determinato probabilmente anche dagli accadimenti del 2011 quando a Fukushima andò in fumo un intero reattore nucleare con tutte le ovvie conseguenze.

Queste, a quanto pare, non sono state solo negative ma hanno convinto il Giappone a modificare i propri parametri e a porre sotto la lente d’ingrandimento anche i costi ambientali della propria scalata nel G8.

Nuove fonti energetiche

La primissima iniziativa significativa è stata proprio cercare di ridurre l’impegno nel nucleare e l’utilizzo dei combustibili fossili a vantaggio dei biocarburanti che dovrebbero ridurre sensibilmente le emissioni fino ad un 70%.

Inoltre anche la scelta dei materiali ha subito cambiamenti con l’adozione di una politica basata sempre più sul riutilizzo di materie già precedentemente sfruttate, e rigenerate attraverso un processo di riciclo all’avanguardia.

Ciò è stato fatto per unire ai benefici del progresso anche quelli della salvaguardia dell’ambiente, con materie e prodotti che si avvicinino sempre più al tanto agognato impatto zero.

Tecnologia al servizio dell’ambiente

Ma la sostenibilità in Giappone non corre in una sola direzione bensì sta percorrendo lo stesso binario anche in senso opposto.

Questo vuol dire che i prodotti stessi dello sviluppo tecnologico ispirano e contribuiscono alla sostenibilità futura ponendosi come attori della sostenibilità.

Da qui centinaia di progetti per nuovi impianti fotovoltaici più efficienti, nuovi strumenti al passo con i tempi e vocazione smart grazie al supporto anche in questo campo dell’intelligenza artificiale.

Nuovo miracolo giapponese?

La domanda che in tanti si pongono è se ciò che sta accadendo da dieci anni a questa parte potrà condurre il Giappone ad un nuovo miracolo economico come quello che caratterizzò gli anni immediatamente successivi alla seconda guerra mondiale.

A chiederselo sono in primis le grandi potenze mondiali che vedono nel paese asiatico una risorsa ma anche un importante competitor.

La speranza è che tutti prendano spunto dalle scelte che il Giappone ha adottato copiandone il modello ed anche i risultati.

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