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3 piatti tradizionali da non perdere

Il nostro viaggio all’interno della cucina tradizionale giapponese prosegue cercando di evidenziare i suoi caratteri più tipici e i significati, partendo da quei piatti che rappresentano i fondamenti della cucina nipponica.

Oggi proporremo così tre pietanze senza le quali la cucina nipponica non potrebbe definirsi tale. Andiamo subito a conoscerle!

Dashi

Probabilmente ancor più importante del riso, per molti il dashi viene considerato il sapore per eccellenza della cucina delle origini. Tanto che secondo molti è con il dashi che si definisce il gusto dell’umami.

Il dashi è un brodo ottenuto lasciando bollire molto velocemente del katsuobushi (scaglie di tonno sfilettato e disidratato), delle alghe konbu, e degli hoshishiitake, ovvero funghi (anch’essi lasciati seccare ed appassire).

Ovviamente le ricette sono diverse da regione a regione, ma anche da famiglia a famiglia. Possono essere utilizzati tutti o solo alcuni di questi ingredienti, a seconda del sapore che si vuole ottenere e del piatto che si vuole realizzare.

Anguilla ai ferri

Un piatto popolare dalla storia antichissima realizzato cuocendo filetti di una grossa anguilla per mezzo del carbone. La peculiarità di questo piatto è la doppia cottura che lo rende leggero, ma senza rinunciare alla succosità del pesce.

Per raggiungere un simile risultato i filetti vengono prima cotti al vapore nel classico cestello di bambù, in modo che perdano il grasso in eccesso. Poi finiscono sulla griglia dove ricevono un’ulteriore cottura.

Mentre sono sulla brace però, per evitare che l’anguilla si disidrati eccessivamente, i filetti vengono bagnati con una salsa a base di soia e mirin.

Yakitori

Si parla sempre di griglia e carbone, ma questa volta non si tratta di pesce. Si parla di uno spiedino realizzato con del pollame che per secoli è stato uno dei piatti che hanno sfamato i contadini dell’entroterra giapponese.

Nella preparazione degli yakitori nulla viene buttato, ma insieme a cosce ed ali vengono fatti a pezzetti anche le interiora, il collo ed il diaframma del pollo.

Queste parti vengono alternate all’interno dello spiedino così da conferirgli un sapore vario e completo. Durante la cottura la carne viene bagnata con del sakè ed insaporita con il sale.

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