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Tsukemono: i famosi sottaceti giapponesi

Anche nella tradizione culinaria del Giappone esistono i sottaceti. Nella terra del Sol Levante si chiamano tsukemono, un termine traducibile come cibo in salamoia. Si producono con aggiunta di aceto, sale o muffe.

Ne esistono di diversi tipi, in base all’ingrediente e al procedimento seguito, e in Giappone trovano largo uso. Hanno un sapore abbastanza forte e per questo non mettono d’accordo tutti quanti!

Si tratta comunque di un elemento caratteristico della cucina giapponese, da provare almeno una volta nella vita prima di – eventualmente – accantonarlo in modo definitivo. Conosciamo meglio questa pietanza nei prossimi paragrafi.

Sottaceto per tutti i gusti

Per preparare i tsukemono, la cucina giapponese si avvale di diversi ingredienti, come vegetali o frutti. Tra quelli più utilizzati troviamo: la radice di zenzero, il daikon (ravanello giapponese), la rapa, il cavolo, la carota, il cetriolo, la melanzana e così via.

L’umeboshi, di cui probabilmente avrete già sentito parlare, è un tipo particolare di sottaceto che ha come ingrediente principale le prugne ume salate, molto diffuse in Giappone. Con una preparazione simile si realizza anche il beni-shoga, a base di zenzero tagliato in strisce sottili.

Un’altra tipologia di sottaceti famosa è il takuan, ottenuto a partire dal daikon essiccato con aggiunta di crusca di riso e sale. Questo prodotto sembra avere un alto potere digestivo. Troviamo anche il fukujinzuke fatto con melanzane, cetrioli o fiori di loto, o il gari, fatto sempre con lo zenzero.

Un vero passe-partout

I tsukemono, un po’ come accade in altri Paesi, sono consumati in vario modo: con il riso o le zuppe, come condimento di altri piatti, contorno, o come piccolo aperitivo da mangiucchiare bevendo un drink.

Negli izakaya, le tipiche locande giapponesi in cui la gente del posto ama trascorrere del tempo consumando alcolici e piccole pietanze, capita spesso di trovarli nel menù assieme ad altri stuzzichini.

Altre volte sono serviti gratuitamente come antipasto, senza averli ordinati (lasciando gli stranieri titubanti!) o mangiati a fine cena. Gli tsukemono, infatti, sembrano favorire la digestione o comunque aiutano, tra un pasto e l’altro, a “pulirsi la bocca” dal sapore forte di qualche pietanza.

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